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Cronostoria del lascito Palmieri

Nando Maria Bottacini è nipote del poeta veneto, commediografo. critico letterario e teatrale Eugenio Ferdinando Palmieri. Tutto l’archivio e la biblioteca furono mantenuti dalla moglie Lea nella casa di Bologna. Alla di lei morte noi nipoti decidemmo che i libri ed i volumi andassero a costituire un patrimonio attivo per la collettività culturale; la collocazione fu trovata, tramite il professor Calendoli, a Padova, presso l’istituto di Storia del Teatro a palazzo Maldura, ove venne, in tempi posteriori, allestita una sala di lettura intestata allo zio; purtroppo le carte private, non vennero mai restituite, così come alcuni reperti di eccezionale valore storico inseriti tra i volumi; di ciò ce ne siamo doluti apertamente, anni fa, con la direzione di quell’istituzione. La scelta liberale di donare la biblioteca all’istituzione sopraddetta fu decisa da noi nipoti per due motivi principali, pur in presenza di concrete ed allettanti richieste di acquisto da parte di enti di notevole fama; i libri ed i volumi avrebbero dovuto costituire un fondo culturale, a ricordo del nome di Palmieri, a disposizione dell’utenza studentesca; poi anche perchè, come asseriva il pittore Romiti, “il valore consistente era nel lascito”: egli, Sergio Romiti, come poi si è rivelato effettivamente, considerava da esperto di arte che le carte del lascito costituivano per noi nipoti la vera eredità dello zio Nando. Quindi le carte, gli articoli, le recensioni, le caricature, le foto, i giornali, le riviste, i copioni, i manoscritti, i dattiloscritti, le lettere e le cartoline, ovvero il materiale che era stato mantenuto nelle scrivanie e negli armadi, vennero tenuti a Bologna dal cugino Sergio, il quale risultò aver svolto un lavoro di verifica e di parziale riordino delle carte, soprattutto riguardo alla corrispondenza; pare, dalle verifiche che il sottoscritto ha successivamente svolto, che già da tempo fossero avvenute una sistemazione ed una disamina ad opera di mio zio, e di sua moglie successivamente; difatti il sottoscritto, che non possiede gli strumenti culturali e professionali dell’archivistica, e pertanto ciò che di seguito dirò rimane una mia idea, trovò che le carte risultavano raccolte in cartelle con delle indicazioni, recanti intestazioni a grafia di mio zio, di mia zia e di Sergio Romiti; inoltre è presente un filo conduttore di scelta ordinata delle varie componenti il lascito; probabilmente questo leitmotiv fu seguito già in vita dallo zio e dalla zia, e, da ultimo, anche dal cugino custode Romiti; insomma le carte, che ho trovato alla morte di mio cugino nel sotterraneo della sua abitazione, nonostante una visita di ladri, i quali, alla ricerca di quadri di Romiti, avevano solo rovesciato un cartone ed una valigia pieni di articoli e riviste, sono poi risultate sufficientemente ordinate; lo stato dei documenti è risultato fortunatamente buono: la segreta aveva mantenuto le carte in condizioni buone, soprattutto per la buona temperatura uniforme ed al riparo dell’umidità. Alla morte di mio cugino mi peritai del ritiro di tutto il materiale, badando al mantenimento delle scatole e delle valigie nello stato di come erano state accatastate; così trovarono, essi documenti, sistemazione a Bolzano. Pian piano, seguendo i suggerimenti di amici, mi dedicai ad una sommaria analisi, scatola per scatola, dei reperti che intanto gli archivisti avevano sistemato con estrema cura in contenitori da archiviazione, mantenendo sempre la sistemazione originaria. L’esame dei documenti da me effettuato è stato eseguito nello stesso ordine, badando a che le carte venissero sempre rimesse nella stessa maniera con la quale erano state riposte. I documenti nei sessanta contenitori diedero le seguenti sommarie risultanze:

articoli: 1179
recensioni: 6161
locandine: 1246
caricature: 192
foto: 538
giornali: 1378
riviste: 910
volumi: 108
libretti: 25
copioni: 399
manoscritti: 356
dattiloscritti: 193
lettere: 2413
cartoline: 189

© Copyright 2008 Eugenio Bottacini