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Chi era Eugenio Ferdianando Palmieri?

Eugenio Ferdiando Palmieri nacque a Vicenza nel 1903 e mori` a Bologna nel 1968. Autore in dialetto veneto di poesie e di commedie, esercito` la professione di giornalista (critico cinematorgrafico e drammatico) e si distinse per la severita` professionale seguendo pervicacemente alti principi etici. Critico drammatico del “Resto del Carlino”, de “La Notte”, de “Il Tempo”, di “Epoca”, condusse una notevole campagna a favore di un teatro libero da legami con la politica. Tenne anche un’interessantissima rubrica su “Candido”. La sua opera di critica cinematografica (“Vecchio cinema italiano” 1940) risulta una prima sistemazione del cinema italiano . “Il teatro veneto” (1945) e` un lavoro organico dedicato alla storia del teatro in dialetto veneto. Autore di versi in dialetto veneto, canto` la sua gioventu` nel mondo veneto. Le sue commedie sono una sprezzante critica rivolta ad una societa` borghese gretta e chiusa in se stessa; i suoi lavori dissacrano artisticamente con situazioni ironiche il mondo borghese, con sarcasmo ed ironia. Nella sua produzione letteraria (versi, teatro, critica, studi monografici) opero` una sferzante critica all’immobilismo sociale della borghesia ma anche all’incapacita` della classe politica operaia d’avviare ad un’ascesa sociale le masse proletarie, ebbre di slogan elettorali, ma, in verita`, priva, essa classe, di progettualita` politica. Fu definito “intellettuale anarchico”, in primis perche` non aderi` ad alcun partito di potere (o contropotere, il che era, poi, la stessa minestra...); per secondo, perche`, a causa del suo coraggio di dire la verita`, scomoda talvolta, ando` spesse volte a toccare i poteri, occulti o meno, della cultura (dicansi quelli forti, che, per natura, si risentono della critica, ancorche` giusta, e non la sopportano!); terzo: la sua forma espressiva, permanentemente e fortemente impregnata di educazione, anche se molto colorita, ma sempre intensamente elevata dalla profonda cultura che aveva acquisito (da autodidatta perche` aveva buttato i libri nell’Adige), gli permise di non farsi considerare mai “offensivo”: numerosi sono gli esempi di risposte “urbane” da parte delle “vittime” della sua censura; quarto, la precisione: difficilmente si fece prendere in castagna; le sue ricerche erano meticolose e certosine prima di editare la sua produzione, o di esporsi in considerazioni o critiche; quinto, la sua indipendenza ed autonomia di giudizio, frutto della cultura e dell’educazione, gli fece percorrere strade nuove nella critica, raggiungendo risultati originali.

Da ultimo: non fece mai mancare il suo aiuto, di ogni tipo, a chi glielo chiese, e, cosa non dappoco, a chi non ebbe il coraggio di chiederglielo.

© Copyright 2008 Eugenio Bottacini